L’estate di solidarietà in Albania è una tradizione da diversi decenni per le Comunità di Sant’Egidio italiane. Certo, dai primi anni ’90 il paese è molto cambiato. Non è più la terra impoverita da un lungo e durissimo regime totalitario, che doveva recuperare decenni di arretratezza rispetto ai paesi intorno. Non è più l’origine degli esodi di massa, come quello della nave Vlora che portò in Italia migliaia di albanesi, 25 anni fa, l’8 agosto del 1991.
Eppure, il decremento demografico continua inesorabile. Le ultime statistiche parlano di 2,33 milioni di abitanti a gennaio 2026, con un calo del 40% in 35 anni e dell'1,16% in un solo anno. Uno dei tassi più alti del mondo.
A lasciare il paese, oggi, sono giovani di media o alta scolarizzazione, spesso in possesso di una laurea o comunque di una qualificazione professionale, che cercano altrove prospettive migliori di impiego. Il loro esodo accentua l’invecchiamento della popolazione e favorisce l’isolamento sociale e sempre più spesso l’istituzionalizzazione degli anziani, privi di un contesto familiare e sociale.
Sotto questo profilo, il Consiglio d’Europa indica l’Albania come un paese con un tasso di individui istituzionalizzati - non solo anziani, ma bambini, disabili, migranti, malati psichiatrici- particolarmente alto.
Come è noto, Sant’Egidio ha sviluppato una vasta esperienza in questo campo, realizzando con le “case rosse” di Tirana e la casa di Kavaje, dei modelli alternativi alle istituzioni manicomiali, ancora in vigore in Albania. Non è soltanto una soluzione abitativa protetta per i malati psichiatrici, ma un diverso approccio alla malattia ed al percorso di cura e di integrazione.
Negli ultimi mesi, il disagio sociale si è coagulato in quella che ha preso il nome di “Rivoluzione dei Fenicotteri”: una protesta di massa, nata come contestazione di un progetto turistico di lusso, ma divenuta presto una domanda di cambiamento a livello politico.
In questa Albania, Sant’Egidio ha dato vita, ancora una volta, all’estate di solidarietà: dai primi di luglio fino alla metà di agosto, circa un centinaio di persone, tra cui tanti giovani, sono partiti da diverse città italiane: da Roma, Napoli, Genova, Pavia, Livorno, Novara.
Alcuni di loro hanno animato l’estate degli ospiti delle case famiglia, favorendo quei momenti di socialità di cui tutti – non solo i più fragili – hanno bisogno, restituendo “normalità” e vita di famiglia a chi per anni era stato segregato in istituzioni totali.
I più giovani si sono invece dedicati ad una presenza quotidiana nell’ospedale psichiatrico Sadik Dinci, il più grande del Paese, che ospita quasi la metà dei malati psichiatrici ospedalizzati dell’Albania, realizzando laboratori di arte, teatro, falegnameria e cucito, ed anche momenti di preghiera per i malati e per la pace, che hanno dato voce alle sofferenze e alle speranze delle persone internate restituendo loro spazi di umanità.
Tra gli incontri di queste settimane, particolarmente rilevante quello con Sua Beatitudine Joan, Arcivescovo di Tirana, Durazzo e Primate della Chiesa ortodossa autocefala di Albania. L'arcivescovo, che da anni intrattiene rapporti di amicizia con la Comunità di Sant'Egidio e partecipa agli incontri internazionali delle religioni nello spirito di Assisi, ha raccontato ai giovani la storia religiosa degli ultimi decenni, e come la Chiesa albanese sia rinata, dopo un lungo periodo di persecuzione.










